2 novembre

Carlo dove sei?
Cerca se c’è un treno, prendi il primo aereo, noleggia un’auto.
Torna a casa.
Il Papà.
Arrivati all’ospedale siamo entrati in un ascensore che ci ha portati dritti al piano di sotto dove vanno a nascondersi dalle altre anime gocciolanti le anime silenziose delle persone immobili quando non ce la fanno più.
Filtrata dalle lenti di occhiali da sole che sembrano essere impenetrabili l’espressione degli occhi cambia, si gonfia.
Magari da fuori non si vede, ma anche il tuo spirito cambia alle prese col vivere quotidiano.
Sembri intatto ma non lo sei, sei disgregato, sgretolato.
Dritti per un corridoio buio e lungo che credo sia come descrivere l’entrata nell’aldilà, fino a una stanza vicina ad altre stanze dove, altre persone con gli occhi gonfi di pena accarezzano con lo sguardo altri visi mai visti prima.
Cammino avanti e indietro, esco, fumo, rientro e guardo altri volti.
Tutto intorno si muove, perché è così, è la vita che è cosi; quando si avvita ci sono volte che ti svita.
Qualcuno accende delle candele che sembrano lampadine che riflettono sui muri una luce disordinata, fiacca e giallina.
Forse perché anche loro non vogliono disturbare.
Qualcuno recita il rosario a bassa voce, piano ma senza tregua.
Loro fanno quello che devono fare, cercano di lenire la tua sofferenza solo perché è quello che devono fare.
Hanno un lavoro importante da fare, rendere bello quello che bello non è mentre intorno a te tutto cambia.
E’ quasi mattina, fuori, piove.
Preferisco tornare a casa a piedi per sentire meglio la pioggia che mi sbatte contro il viso.

Cremona, 2 novembre 2018 - Ciao Papà

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