Al funerale della gente normale non ci va quasi nessuno

Sono tornato questa notte dal Funerale di Piero.

Morto ma non benissimo.

Abitava in culo ai monti.

Quando il Funerale di una persona normale, lo fanno di sabato, e lo fanno lontano, non ci va quasi nessuno.

Perché, anche se ci sono le auto, i bus e i treni è troppo lontano e poi lo fanno di sabato.

Eravamo in sei.

Sette con il Prete.

Otto con la vecchietta che di mestiere accende le candele, e recita il Rosario ai funerali.

I funerali delle persone comuni non li fanno mai di domenica perché non ci andrebbe nessuno.

Ad un Funerale, quando fa freddo, anche se c’è il sole, a meno che sia quello di una persona importante, non ci va quasi nessuno.

Perché fa freddo.

Ad un Funerale, quando c’è la nebbia, anche con accesi i fendinebbia, a meno che sia quello di una persona importante, non ci va quasi nessuno.

Perché c’è la nebbia.

Ad un Funerale, quando nevica, anche con i doposci e la giacca a vento , a meno che sia quello di una persona importante. non ci va quasi nessuno.

Perché nevica.

Ad un Funerale, quando piove, anche con l’ombrello e l’impermeabile, non ci va quasi nessuno.

Perché piove.

Ad un Funerale, quando fa caldo, non ci va quasi nessuno.

Perché fa caldo

Se non fa caldo, se non c’è la nebbia, se non fa freddo, se non piove, quelli che vanno alle Camere Ardenti, lo fanno per farsi vedere, giusto per un ultimo salutino, perché quando dopo, fanno il funerale, anche se è sabato, e al sabato non si lavora,  devono lavorare.

Quelli che vanno fino davanti alla Chiesa chissà poi perché, come per un incantesimo, per una magia spariscono e in Chiesa non li vedi più.

Quelli che vanno fino in Chiesa, sperano che la funzione finisca presto, salutano i parenti, guardano il telefonino e inventano un messaggio per non stare li ad andare fino al Cimitero.

Quelli che alla fine restano, che piangono e soffrono davvero sono solo gli affetti, e quei due o tre amici veri.

Poi, noi che siamo gente normale, magari stiamo li a passare le giornate a guardare, a leggere, a pensare, a preoccuparci di quello che gli altri dicono e pensano di noi.

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