Bergamo è sempre alta


Lo so che purtroppo sono un fottuto malinconico e nostalgico, però per me certi posti sono come le persone.

Capisco il dialetto, anche se non lo parlo.

Bergamo, città di apparizioni e di sparizioni, di storie di coraggio, di lavoro e di amicizia.

Storie di andate e ritorni sul Tram delle Valli per andare al lavoro, storie di belle persone.

Belle persone e soprattutto legami.

Happy hour a Valtesse, feste della birra e grigliate nei prati di Monterosso e di passeggiate in Maresana d’estate.

D’inverno invece, aperitivi nella saletta di sopra al Colleoni, sempre allo stesso tavolo dove c’era una nicchia.

Seduto a un tavolo vicino, immancabilmente ogni sera alla stessa ora, un anziano signore leggeva con una lente d’ingrandimento la pagina economica dell’Eco.

Sorseggiava con calma il suo caffè lasciando nel piattino il biscottino che la ragazza del bar con gentilezza gli serviva.

Passeggiate su in città alta, dove Garibaldi fumava il sigaro e suonava la tromba e cene consumate sui tavoloni alla vecchia Osteria del Pozzo Bianco prima di ridiscendere.

Nelle sere più fredde, pizza in Dogana, o qualche cosa di spiccio comprato alla Legler da portare a casa, da mangiare stravaccato sul divano davanti a un bel film in dvd prima di andare a dormire.

Bergamo sotto le lenzuola e il piumone.

Sono poche le città per le quali provo dei sentimenti come quelli che provo per Bergamo, una città dalla quale ho ricevuto molto di più di quello che ho dato.

Chi parla, chi tratta male Bergamo e i Bergamaschi, di Bergamo e dei Bergamaschi allora non ha capito proprio niente.

Sono davvero contento quando posso tornare a Bergamo anche solo per qualche giorno, magari ci vediamo al Colleoni o alla Dogana, oppure su in città alta al Pozzo Bianco, o altrimenti in Maresana o a Valtesse.
Anche quando sono a Bergamo, o di qui o di la, sai sempre dove trovarmi.


Bergamo, Lunedi 14 dicembre 2015