Betoniere

Penso a mio padre che non c’è più.

Nelle cose che ha fatto fino a una certa età, trovo un modello che si riflette in alcuni aspetti della mia vita.

Sentiva che di alcune cose c’era più bisogno, solo che erano tutte cose che non erano disponibili per le persone che ne avevano bisogno.

Penso che questo derivasse dal fatto che, anche se non aveva frequentato le scuole, aveva capito molto bene che aveva un fisico molto forte e un talento eccezionale nel suo lavoro.

Il muratore, lo fanno molte persone, normalmente persone anonime e meno visibili.

Non tutti ce la fanno e poi, anche per fare il muratore devi essere preparato.

Devi essere preparato per ciò che può accadere su di un’impalcatura, un movimento sfortunato puo’ portare a grosse conseguenze, agli infortuni.

Se avesse potuto credo avrebbe fatto una vita completamente diversa da quello che era la sua.

Credo ogni tanto ci pensasse, soprattutto quando si svegliava al mattino alle sei, inforcava la bicicletta perché alla sette, nebbia, neve, solo vento, doveva essere lì in cantiere a cominciare a lavorare.

Così come credo che abbia sempre capito che nella vita è come in certe case che costruiva; è meglio avere più piani di uno solo.

Ecco perché voleva che comunque studiassimo.

Con me l’ha fatto in modo duro; i miei voti a scuola non erano abbastanza buoni per cui, al mattino sveglia all’alba, col motorino andavo a lavorare in una fabbrica di cioccolato, il pomeriggio agli allenamenti con la squadra di calcio e la sera alle scuole serali.

Col senno di poi dico che aveva ragione, lo sport d’accordo è divertente e se vuoi riuscire, devi dare tanto, ma l'educazione e la preparazione per la vita, e per le cose che potrebbero accadere, sono più importanti indipendentemente da qual è il tuo lavoro quotidiano o qual è la tua ragione per cui ti alzi dal letto ogni giorno per  andare da qualche parte e fare qualcosa.

Quando avevo dei dubbi in qualche situazione, mi diceva di seguire il mio intuito e di fare ciò che pensavo fosse umanamente meglio fare, perché quando sei sicuro di aver fatto la cosa giusta, anche se poi si rivela sbagliata, se l’hai fatta con il cuore, non è mai veramente sbagliata.

Mio padre diceva che le persone migliori sono quelle che, conoscendo i dettagli, sanno capire gli alti e bassi, la forma, l'umore, le necessità delle altre persone.

Da mio padre ho imparato cos’è la comprensione.

A volte in una migliore comprensione delle persone e di determinate situazioni qualcuno con più esperienza può aiutarti.

Quando una persona commette un errore, devi essere duro con quelle intelligenti perché capiscono meglio le conseguenze dei loro sbagli, e molto più comprensivo e meno duro con quelle meno intelligenti, più giovani o un po' più ingenue, perché bisogna aiutarle e fargli capire cosa hanno fatto di sbagliato con la comprensione.

Certo, ognuno è diverso e ognuno ha un approccio diverso, culture diverse hanno approcci diversi, ma è il modo in cui puoi comprendere, il sapere come parlare a una persona per risolvere un problema che fa la differenza.

Penso che le capacità di gestione delle persone, la comprensione.

E non è facile comprendere per gestire le persone, specialmente quelle meno visibili.

Mio padre non era visibile per il lavoro che faceva, ma lo era per l’energia e la passione che ci metteva nel fare il suo lavoro.

 

Mi piaceva il lavoro dei muratori, mi piaceva come lo faceva mio padre, se potessi tornare indietro lo farei anch’io.

Chissà, magari se c’è, nella prossima vita.

Quando ero bambino, nelle vacanze estive al mattino, dopo un’oretta di compiti delle vacanze, inforcavo la bicicletta gialla con il manubrio sportivo e pedalavo fino al cantiere, dove lavorava.

 

Mi sedevo sul muretto di fronte dall’altra parte della strada e stavo lì delle ore a guardare le betoniere che rovesciavano il cemento, le gru, i ponteggi montati e tutto quello che facevano i muratori.

 

Sentivo la voce di mio padre, ascoltavo quello che diceva agli altri muratori e studiavo come si muovevano.

 

Io non sapevo che fosse lui capo cantiere, lui diceva sempre muratore.

Figuriamoci se immaginava che al bambino che ero, stava dando le prime lezioni di leadership.


Cremona, domenica 10 febbraio 2019 - al Cimitero (...) a mio Papà, che ha aspettato paziente in un letto senza poter dire una parola, prima di andarsene per sempre tra le nuvole in una notte di pioggia di novembre.