Faccia di cartone

Tra bancalate con montagne di panettoni ordinatamente impilati che sono in attesa di essere abusati a tavola da orde di zii Pino con i baffi e le barbe ancora sporche del rosso del sugo dei tortelli di magro con la zucca,  che con gli indici unti e bisunti li andranno a scavare per rubare i canditi.

D’accordo che de gustibus non est disputandum.

Dite, pensate ciò che volete, ma secondo me, considerando offerte, promozioni,  sconti, 3x2, prendi tre paghi due, considerando il rapporto colore/qualità/prezzo, il cartone migliore, come tutti gli anni,  è sempre quello che fanno nel milanese.

Come ogni anno, alla fine della cena della Vigilia e del pranzo di Natale ormai è un classico; forbici per ritagliare le feritoie per poter respirare, per fare i buchi per gli occhi e per il naso, et voilà.

Elmi medievali, elmetti di scipio, maschere come ogni anno verranno puntualmente serviti sulla testa dei più piccoli , prima dell’ammazza caffè, del mercante in fiera e della tombola.

Così come ogni anno in trance pre abbiocco, tenuti svegli solo dal battere delle mani e dal mantra faccia-di-cartone faccia-di-cartone, tra uno sbadiglio e l’altro puntualmente comincia la solita recita:-

Indovina chi sono?

Non lo so, non riesco a capirlo. Ehi, chi sei?

Come sto?

Oh, come stai bene.

No, non è vero.

Lo sapevo che non eri capace, era meglio se lo facevo fare alla mamma.

E giù a caragnare.  

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