Impressioni di settembre

Le luci dei lampioni del quartiere ancora accese alle sei.

Il primo miao della giornata del gatto che ti saluta.

Lo shampoo che tanto, anche se ti va negli occhi non ti bruciano.

Un accappatoio che sa di bucato che ti ricorda il Tide quando da piccolo, nella scatola del detersivo ci trovavi dentro i gadget.

Il profumo dell’appretto ancora su una camicia bianca che sembra perfino una tela da dipingere che ti chiedono perfino scusi, ma a lei chi è che le stira così bene le camicie.

Le maniche arrotolate che vengono bene al primo tentativo.

Il brusio del mercato che si anima.

La bicicletta rossa della signora che di mestiere fa le pulizie.

La vicina del secondo piano sulle scale che torna dallo jogging.

Quella del primo che porta fuori il cane.

Il sottofondo delle note di classica che escono dalle finestre che danno sul giardino al piano terra. La professoressa dice che al mattino presto ascoltare la musica classica rasserena l’animo e ritempra lo spirito.

Quello del jingle della pubblicità di una marca di auto francesi che esce dall’autoradio di un’auto tedesca con il finestrino lasciato aperto a metà in cortile.

Un pallone dimenticato da bambini in giardino.

La resilienza del legno delle cassette dei fiori.

Le nuvole.

Le prime foglie gialle sul marciapiede che cadono da piante che chissà da quanto tempo sono lì, chissà quanti anni avranno.

Il profumo del pane appena sfornato.

Il buongiorno della tua fornaia.

Il rumore di carta accartocciata del sacchetto del pane appena comprato.

Quello del camioncino che consegna il latte.

L’odore di gasolio che fa quando riparte.

Il sorriso della tua barista.

Quello della signora che non conosci ma sai però che abita vicino a te.

Una musica in sottofondo mentre bevi il primo caffè.

Il salumiere, già vestito di tutto punto da salumiere, come tutte le mattine è già in piedi da un’ora, posa la tazzina, piega il giornale e ti chiede com’era quel crudo che ti ha dato ieri sera.

La felicità dell’impiegata delle Poste per la vittoria del “suo Napule”.E’ di Salerno ma sembra perfino che abbia giocato lei ieri sera contro il Liverpool.

Il chiasso dei bambini ai primi giorni di scuola che aspettano che aprano i cancelli.

Il rap di J-Ax che esce dalle cuffie di quelli più grandi che, vanno alle medie con in spalla di quegli zaini che sembrano perfino gli Sherpa di Messner quando ha scalato l’Everest.

Il ciao della vigilessa con il giubbotto verde fluorescente.

La signora con la Punto grigia ammaccata che sembra perfino la mia, che si ferma per farti attraversare.

Sincero con il basco da generale che, come ogni mattina dopo averti chiesto se hai una sigaretta, gesticolando ci mette dieci minuti per spiegarti ogni giorno una cosa diversa che non riesce e non riuscirà mai a spiegartela.

Questa mattina qualcosa sulla seicento.

La lettera che aspettavi che ti porta i saluti da un Paese lontano nella casetta della posta.

La promessa di una polenta.

Inviti, viaggi di lavoro all’estero da programmare.

Progetti da portare avanti.

La voglia di scrivere sul tuo blog.

Una carezza.

Un consiglio.

Un bacio.

Per chi in un inizio di giornata buia di quasi autunno, che le previsioni del meteo dicono che andrà in pioggia vuole trovare un motivo comunque, anche solo uno qualsiasi.

C’è sempre un buon motivo.

Cremona 19 settembre mancano solo due giorni e poi è già autunno


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