Tiglio

Ricordare Tiglio (Attilio Tassi) in questi giorni nei quali si ricordano le persone che non sono più tra di noi, è solo un caso, perché Tiglio c'è e c'è sempre stato!

Per lui noi eravamo i “microbi”, così affettuosamente ci chiamava, arrivavamo nelle giovanili della Castelnuovese dalla squadretta di Oratorio, il Corona di Cristo Re, il suo e il nostro quartiere.

Lo chiamavamo Signor Tassi con il rispetto dovuto a un mito e lui non voleva, in dialetto << microbo ciòchet? ciamame Tiglio>>.

Allora anche per noi, oltre ad un mito era più semplicemente Tiglio.

Mai sentito Tiglio parlare della sua carriera e del suo passato.

Con Tiglio non si parlava di donne, con Tiglio si parlava di Mogli e di Figli e a noi microbi chiedeva della scuola, delle nostre famiglie e delle nostre morose.

Ci sembrava di toccare il cielo con un dito allenandoci nelle nebbie a Castelvetro con la prima squadra, perché voleva dire giocare con Tiglio.

Gli davi la palla, non c’era più problema eri un <<bravo microbo>> se sbagliavi non c’era problema lo stesso eri un bravo microbo lo stesso <<bravo li stess microbo, fa mia nient’>>.

Tiglio agli allenamenti era sempre il primo a essere pronto, sempre l’ultimo a rientrare nello spogliatoio.

Nonostante fosse famoso, zero glamour, doccia e a casa.

Quando eri convocato con la prima squadra non dormivi la notte, il mattino dopo, già in albergo da Pedrini, o a tavola a villa Campagnoli, sul pullman, nello spogliatoio o se per forza di cose da giovanissimo dovevi essere gettato nella mischia ti dava la camomilla fatta di raccomandazioni << microbo, tranquil che l’è apena na partida de fuball>> e magari sapevi che era decisiva per non retrocedere, come quella che più che una partita è stata una battaglia nel fango di Fiorenzuola nella quale rivolto al Mister, Emiliano Farina (un altro mito) in panchina << dighe al microbo de scaldase sensa paura>>.

Oppure come quella volta a Pavia che già dal riscaldamento erano in 4.000 a urlarci contro << microbo va che chèsti chi incò i ciòca de brot, te gioga e scultei mia >>.

Avevi quindici anni e lui ti dava quella tranquillità che sembrava che giocassi con tuo padre (non solo per la differenza di età) ma perché proprio Tiglio era capace di prenderti per mano.

Fuori dal campo di calcio, poteva capitarti di incontrarlo in bicicletta per il quartiere Po o alla Bissolati a giocare a bocce, lo stesso saluto, lo stesso sorriso << ciao microbo >>.

E’ stato scritto un bel libro su Tiglio, con un nobile scopo.

Contiene spunti umani importanti e preziosi per chi del calcio ne fa non solo una professione, ma anche un amore e un hobby, da allenatore, dirigente o semplice custode di campo; allenare, essere a contatto con i più giovani, essere un esempio, specialmente di questi tempi non è facile, richiede una marcia in più, ci vuole altezza!

Tiglio in questo era un Maestro, per questo è stato un Campione.

Un augurio a tutti i genitori: che i loro figli, impegnati non solo nel calcio ma, nello sport in generale possano arricchire la loro esperienza sportiva e umana trovando sul loro percorso persone così. 


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Sabato 3 novembre 2012 - ricordando Tiglio quattro anni dopo

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