Ho passato anni a discutere online commentando post sui social.
Nel tempo libero, ore rubate alla lettura, alla scrittura, allo studio, allo svago e ad altre cose più importanti, spese a cercare di vincere in discussioni su stronzate, argomenti che a volte, pensandoci bene, non avevano neanche tanto senso.
Scorriamo i social e assistiamo a scene surreali: post che declinano sconfinando in tesi assurde, esperti, giornalisti, professionisti di ogni genere e sconosciuti che litigano con esperti, giornalisti, professionisti di ogni genere, e altri sconosciuti.
Ogni post su notizie di attualità, di cronaca nera, di gossip, politica o di sport è uno scontro, e l’effetto è esattamente quello: un flusso continuo, colorato ma a tratti tossico, che è lanciato nell'acqua senza sosta e che finisce per creare un cortocircuito comportamentale collettivo.
Come i pesci rossi che mangiano fino a scoppiare senza sosta, online si divora qualsiasi contenuto sia buttato nel feed delle pagine, dei gruppi e dei profili, spesso senza metabolizzarlo o verificarne l’attendibilità, la qualità e quindi la veridicità .
Che poi, il ciclo vitale di una polemica dura lo spazio di un mattino. Si azzuffano tutti per l'argomento del giorno, dimenticandosene al pomeriggio per inseguire la novità successiva.
Come i pesci rossi in una boccia trasparente ma isolata. Loro che stanno dentro, pensano di navigare nel grande mare, ma in realtà nuotano in uno spazio circolare, condizionato da pareti invisibili, aspettando che dall’alto sia gettato dentro con un pizzico, qualcosa da avere in pasto.
C.f.
